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martedì 20 febbraio 2018

Everything is dust in the wind


Questa è... una di quelle situazioni che ti ricordano che non c'è poi tanto tempo

Ha la rabbia tra le labbra, morde e graffia con l'ostinazione di chi vuole dare tutto e prendere tutto. Non vuole perdere i momenti, sa che gliene rimangono pochi e li pretende tutti. Li vuole con tutto se stesso ed è per questo che ha spinto fino al limite massimo chi ha davanti, perchè ha sentito il desiderio sotto la pelle e ha pensato che era il momento giusto, è sempre il momento giusto.

Te ne penti?

Lo ha chiesto tra i morsi a lei o forse più a se stesso mentre il fiato corto gli rubava le parole e le mani tremavano sotto muscoli che non riescono a resistere, che perdono forza ad ogni emozione e sentimento troppo intenso, troppo vero. Sta morendo e se non sarà il suo fisico a tradirlo ci penserà qualcuno armato. Perchè non lasciarsi andare? Cosa c'è di male nel dimenticare le costrizioni, lasciar perdere le conseguenze e liberare ciò che trattieni in te, l'animale che ti graffia per uscire, la fenice che vuole scappare, allargare le braccia e incendiarsi in un'enorme fiammata di vita.
Vuole sentire l'amore, brama intensamente quella sensazione di completezza, quell'appoggio disinteressato, vuole il legame di una famiglia che non c'è più, l'affetto di un fratello che non l'ha mai guardato troppo a lungo, la carezza di donne che sono svanire come sabbia tra le sue dita e il calore della sicurezza che solo chi ami ti può dare, ma non può, ciò che riesce a prendere è solo l'inebriante sensazione di libertà, la capacità di non pensare a ciò che sarà, di vivere l'istante, di dedicarsi interamente a qualcosa che lo faccia stare bene, concentrarsi solo su quello, sulla pelle di lei e sulle sue cosce, sulle sue labbra e su gli occhi accusatori, su quella sensazione di vittoria che gli fa danzare il cuore nel petto.
Ed è questo che sente, mentre si impossessa di lei, ne divora la pelle, ne saggia la consistenza, la rapisce e la fa sua anche solo per poco, anche solo per il tempo necessario a bruciare e rimanere solo polvere nel vento.


Dust in the wind All we are is dust in the wind



venerdì 2 febbraio 2018

Fire

Perchè questa è la nostra strada, camminiamo su questa strada da secoli e secoli, perchè è nostra, perchè è quello che siamo. Siamo la scintilla che tutti vogliono spegnere da secoli, ma che nessuno riesce, siamo vivi per quelli che non lo sono e siamo morti che camminano sulla terra cercando una meta che non esiste se non dentro noi stessi. Vuoi sapere cosa debbo insegnare? Io posso insegnarti a non piegarti, MAI. A morire per la tua famiglia e farlo più volte se necessario, posso insegnarti a non nasconderti mai davanti al nemico e a ridere e cantare quando lui ti vorrebbe silenzioso. VUOI IL FUOCO?
Si, voglio il tuo fuoco. 
Bene. Hai la tua fenice. 

sabato 27 gennaio 2018

Freak and Proud

 - Le avevo chiesto di scappare con me.

Mentre torna verso casa, le mani nelle tasche della giacca di pelle, pensa a quel giorno, quando prima di partire aveva fatto l'amore con lei l'ultima volta è qualcosa si ferma, un grumo di dolore alla base della gola che non riesce a scacciare e che lo soffoca finché non arriva davanti al Wagon, gli occhi fissi sulla sua casa mentre le parole di lei gli scivolano nelle orecchie come serpenti, mescolate alle notizie di chi la da per morta. Scomparsa.

- Hanno bisogno di me.

La poca luce della strada illumina il metallo del caravan, si intravedono i segni neri di scritte razziste che ha strofinato via con rabbia e che lui riesce ancora a vedere.

- Magari un giorno...

Inspira e trattiene il fiato, quando chiude gli occhi per trattenere quella rabbia che lo fa tremare si disegnano davanti a lui figure famigliari.
C'è chi con i capelli ricci e brizzolati apre e chiude un pacchetto di sigarette in modo spasmodico, c'è una donna bionda che doveva essere bellissima un tempo, ma ora sembra un fantasma, una ragazza dagli occhi tristi che finge che tutto vada bene e un uomo ferito nel corpo e nell'anima, più vecchio di quanto non sembri.

 Poi c'è lei, un giorno d'estate, che lo guarda con il sorriso sulle labbra. La sua Susan che gli sfiora le labbra con le proprie.

- A presto.

Si siede sui gradini della roulotte e accende una sigaretta in barba alle promesse a Calliope.

Sapeva che non l'avrebbe rivista mai più. Lei lo sapeva e ricorda perfettamente il desiderio di starle accanto, di affrontare quella battaglia con lei, di fare qualcosa di buono che significasse, che restasse nella sua anima, che lo riscattasse agli occhi del mondo.

Ma non era la sua guerra, non era la sua gente e non era la sua città.

Si fissa il tatuaggio scheletrico sul dorso della mano e aggrotta la fronte allungando le dita verso il buio, osserva le fiamme bluastre arrampicarsi tra le dita e chiude la mano accogliendole come una carezza.

- Freak and proud.

Ci è voluto un po', ma l'ha capito. 

martedì 9 gennaio 2018

R u gonna die?

Tata, r u ok?

Vladyslav ha la voce sottile di chi ha paura, le mani piccole e morbide che si posano sul ginocchio di lui che, curvo sul tavolo, si stringe la maglia ad altezza del petto.

È ok.

Lo dice tra i denti mentre il sudore freddo gli imperla la fronte, la mano libera si stringe a pugno sul tavolo, le spalle si alzano e chiude gli occhi contando mentalmente fino a dieci, cercando di riprendere coscienza di se, di non svenire per il dolore.

Chiamo Inger?

Vladyslav non sa che fare, è un bambino e ovviamente punta a cercare la figura che, subito dopo il padre, lei considera come principale, colei che sa sempre cosa fare.

No. Vlad, sto bene.

Non ha un figlio scemo. Lo sguardo che gli regala è si carico di apprensione, ma anche decisamente "no shit".

Ora passa.

Lo specifica per dare una spiegazione alla sua bugia, gli occhi su di lui mentre il dolore scema, i muscoli restano contratti e lui chiude gli occhi posando la testa contro il tavolo, cercando riposo. Inspira e torna a osservare il bambino subito dopo, sorridendo stanco.

Visto? Solo.. solo un po' di mal di stomaco, bevuto troppo.
Tu non morirai, vero?
Cos?

Aggrotta la fronte fissando il bambino con le lacrime agli occhi, le mani strette tra loro e il labbro tremolante. Sospira allungando le braccia per stringerlo a se. Ha il fiato che manca, ma non se ne cura, stringe a se il bambino con tutte le forze che gli rimangono.

No, non morirò.
We don't want to be alone
Non siamo soli.

La voce di Brendan gli entra nelle orecchie, il ricordo dei suoi gesti continui, del suo volto stanco e della sua calda determinazione.

Non saremo più soli.

Specifica, baciando i capelli del bambino. Forse non è un clan, ma è ciò che più si avvicina ad una famiglia.

venerdì 29 dicembre 2017

Ghosts

- Mi prendono! Mi prendono!
- Inger..Inger..
- Mă iau, tată!
- Inger, sono qui, sono qui..

Abbraccia la bambina che piange contro il suo petto, le lacrime che gli bagnano la maglietta del pigiama e i singhiozzi che le scuotono la schiena. Il fratello si sveglia confuso, affacciandosi dal suo letto a castello per chiedere cosa succede e l'unica cosa che lui può fare è scuotere il capo, facendogli cenno di tornare a dormire.

- Va tutto bene, stai bene
- I'm scared!
- Lo so, ma io sono qui ora, niente più nightmare, ok?

Accarezza i capelli biondi della figlia, accettando di trascinarsela nel letto matrimoniale, permettendole di stringersi a lui. Inger non dorme più bene dopo quello che è successo a Dover, ma alla fine quello che sta passando le notti insonni con lei è lui. Alle cinque del mattino si siede al tavolino, guardando fuori dal finestrino coperto dalla grata di metallo che ha dovuto aggiungere durante la guerra, fissa il luna park abbandonato e le figure scure che camminano tra le giostre e si chiede se è quello il futuro che può dare ai suoi figli, non sa rispondersi e scola lattine di birra cercando una soluzione a tutto.
A Inger e ai suoi incubi.
Al dolore al petto e al fiato corto.
Alla mancanza di soldi.
Alla roulotte rotta.
A Vladyslav che non sa ancora scrivere o leggere.
Al futuro incerto.
Al livido sul fianco e a Brendan che apre e chiude i pacchetti di sigarette.

L'unica soluzione che trova è coprirsi il viso con le mani e pregare per la prima volta suo padre, chiedergli più tempo, quel che basta per aggiustare almeno metà dei problemi che lo affliggono.

Resta li dove ci sono canzoni.
Resta li dove ci sono canzoni, mi piace.

sabato 23 dicembre 2017

Philly

Alza il volume della radio mentre supera il cartello stradale che da il benvenuto a Philadelphia, città dove tutto è crollato e che ha abbandonato con la coda tra le gambe trascinandosi via non solo la sua casa su quattro ruote, ma anche tutto ciò che possedeva, ritrovandosi ora a tornare su i suoi passi con la schiena rotta e il petto che fa troppo male.

- Non mi piace questa canzone.
- Pensavo dormissi.

Abbassa il volume, senza togliere la mano dalla piccola manopola nera accanto allo schermo verde della radio, tentenna e infine lascia andare, riportando la mano sul volante, il volto stanco e il corpo abbandonato sul sedile. Ha guidato per così tanto tempo che non sente quasi più le gambe.

- Siamo arrivati?
- Ancora un oretta prima di raggiungere il Luna Park, ti piaceva li, no?
- Rivedremo Jo?
- Non lo so, ma sicuramente aggiusteremo un po' le cose, abbi fiducia.

Il silenzio in risposta gli fa aumentare il peso sul petto, socchiude gli occhi mentre continua a guardare la strada, concentrandosi solo ed esclusivamente su di essa, dietro di lui la roulotte è immersa nel buio, non una luce o un segno di vita vera.

- We are Freak, tata?

Ha un dejavù, le mani tremano mentre stringe il volante dell'auto. La fronte aggrottata e la determinazione nello sguardo.

- Da, Freak and Proud.

Risponde con lo stesso tono con cui rispose nemmeno un anno prima, come se cercasse lo scontro contro qualcuno di invisibile avanti a se, pronto a scommettere sulle sue stesse parole. Inspira profondamente ingoia un grumo di saliva che fatica  a scendere.

- Saremo al sicuro li?


mercoledì 17 maggio 2017

Goodbyes


Perché non vieni con noi?

È il momento che lo fa parlare, l'emozione di vederla fuori, sana, se non nella testa, almeno nel fisico. È l'idea di poter avere nuovamente qualcuno accanto a se, di non sentirsi solo come un cane e di iniziare un nuovo clan. Sono tante idee, e forse alla fine è solo il sentimento.

Hanno bisogno di me.

La mente non c'è, si spegne su quella risposta a cui non può ribattere, perché sa che è vero, perché c'è una dannata apocalisse che incombe, perché lei vuole restare, vuole affrontare le sue battaglie.
Sue. 
E lui ha due bambini a cui pensare, non può farsi coinvolgere da cose simili. 
Non può restare come vorrebbe, prendere le armi e stare al suo fianco, entrare in quel nuovo clan che può solo portarti alla morte.
Ma ha due bambini, che dormono nel caravan a cui è appoggiato, che hanno solo lui, che aspettano una nuova vita piena di avventure.

Si accontenta del sesso, si aggrappa a lei, in lei, e c'è una tale disperazione, ogni bacio che sa di ipotesi, si se e di ma, di occasioni sprecate e di futuri incerti.
Quando la mattina dopo lascia il materasso per fumarsi una sigaretta appena fuori il furgone, controllando i bambini nel Caravan, non può fare a meno di sentire l'odore di lei sulla pelle. Le regala una moneta di rame prima che vada via, il cavallo inciso su di essa è meno consumato di quello sulla medaglia che indossa lui, ma non per questo porterà meno fortuna. La rassicura.

La guarda andare via, quindi sale sul furgone iniziando le manovre per attaccarlo al rimorchio e iniziare i preparativi per la partenza.

Quando non avranno più bisogno di te, potresti venire. Raggiungerci. L'America non è poi così grande.
Potrei. Prendermi una lunga vacanza, io, te e i bambini.

E sa già che non si rivedranno mai più.

Mi mancherai.
Anche tu.